di Andrea Giannasi
Partivano con il sorgere del sole, tra le nebbie delle valli fiamminghe, dalle distese irlandesi, dai villaggi francesi, dalla marca iberica non ancora soggetta ai mori, e seguendo le pietre miliari si trasformavano in pellegrini destinati a Roma. Uomini e donne che intraprendevano per una volta nella vita il viaggio periglioso e penitenziale verso la casa di Pietro.
Se erano diretti a Roma, si chiamavano “romei” e al ritorno ostentavano le sacre immagini di Pietro e Paolo; se andavano in Terra Santa, prendevano il nome di “parmiere” e al ritorno si fregiavano della palma; se raggiungevano il santuario di San Jacopo a Compostella si chiamavano “pellegrini” e al ritorno mostravano la conchiglia.
E questo ormai è ormai il simbolo del pellegrino: la conchiglia con la quale bere che dimostra la vicinanza con la semplicità e quanto Dio ha creato sulla terra.
I pellegrini viaggiavano per chilometri in gruppi o da soli con indosso un mantello corto (chiamato pellegrina spesso di stoffa povera e rozza); un cappello a tese larghe per la pioggia battente o il sole a picco, detto petaso; una piccola bisaccia a tracolla e un bastone lungo chiamato bordone.
Raggiungevano gli ‘spedali o gli Ospizi dove li attendevano strutture sorte proprio a protezione del cammino e dei viandanti.
Mangiavano poco e spesso digiunavano proprio per meglio predisporre il corpo e l’animo all’arrivo a Roma. E lungo il percorso che partiva dalle terre degli Angli e dei Sassoni si trovavano santuari o chiese che custodiva reliquie e segni della fede in Cristo. Questo lungo cammino oggi porta il nome di “Via Francigena”.
