di Barbara Coli
La parola Pellegrino deriva dal latino peregrinus, da per + ager (attraverso i campi), dove indicava colui che non abita in città, quindi lo “straniero”, ovvero qualcuno costretto a condizioni di civilizzazione ridotta. La definizione di Pellegrinaggio indica dunque un “viaggio per”, un andare finalizzato, un tempo che l’individuo stralcia dalla continuità del tessuto ordinario della propria vita (luoghi, rapporti, produzione di reddito), per connettersi al sacro e non solo. Noi possiamo analizzare sia la parola Pellegrino che la parola Pellegrinaggio, ma se non andiamo altre alle semplici definizioni non riusciremo mai a capire chi veramente è “L’homo viator”.
Solo camminando al fianco dei pellegrini capisci che il loro percorso è in realtà un rito , la via che si percorre non è indifferente, è un tragitto che mostra ai pellegrini la ricchezza dei luoghi che attraversano.
Ogni pietra, ogni immagine, ogni paesaggio trasmette loro emozioni forti e differenti, la storia del luogo e le tradizioni popolari entrano dai loro piedi per rimanere tesori personali. Tutte queste emozioni sono il collante che unisce il gruppo, che li fa camminare insieme nella fatica e nella gioia di arrivare alla meta prestabilita.
Andare a piedi è il pellegrinaggio per eccellenza, nell’era della modernità esiste anche chi lo fà in Jet, ma percorrere quelle strade quasi abbandonate e scoprire dietro gli alberi un altro mondo, una nuova chiesa con il proprio campanile immerso nell’azzurro del cielo è inimitabile. Soltanto la cadenza dei propri passi sa arricchire ogni attimo del tempo trascorso.
Riscoprire le cose semplici come una fontana d’acqua fresca dove dissetarsi, il cantare degli uccellini, il rumore dei passi rendono unico il viaggiare.
Non possiamo dare una definizione di pellegrino, perchè ogni persona vive il proprio “viaggio per” in maniera personale ed unica, c’è chi esprime le proprie emozioni o sensazioni scrivendo un diario, chi lo fa attraverso scatti fotografici, ed altri ancora mappando il proprio cammino a voler lasciare una traccia agli altri che verranno dopo di lui.
Il viaggio del Pellegrino non è tanto un viaggio scritto sulle cartine, ma piuttosto un viaggio interiore dove il suo compagno preferito è se stesso.
Nel lungo camminare per strade sconosciute, è bello ed arricchisce i viaggiatori, l’incontro casuale non organizzato con la gente comune che vive nei minuscoli paesi.
Queste figure caratteristiche del luogo spesso sono anziani vogliosi di raccontare un pò della propria storia, sono proprio loro che rendono ancora più speciale il viaggio.
L’unica definizione che riesco a fare del Pellegrino e del Pellegrinaggio è quella che vede persone spinte da una forza interiore riuscire a camminare per lunghissimi chilometri, con il desiderio di incontri, di ospitalità, di scoperte, di cose semplici, di aprire gli occhi sul mondo che li circonda senza indossare occhiali scuri che impediscano di vedere bene e che soprattutto sbiadiscano i colori magnifici della natura. Sono persone che amano ritrovare le cose più banali come i profumi, i sapori, le creazioni degli uomini e la storia .
Nella mia vita sono riuscita ad incontrare tantissima gente e a condividere parti del mio cammino con molti di loro. Il bello di tutte queste esperienze è il fatto poi di portarsi dentro i loro volti, le loro emozioni, le loro risate. Auguro a tutti quelli che decideranno di percorrere la “Via del Volto Santo” di provare la gioia di saper condividere con qualcuno questa esperienza meravigliosa.
Read Full Post »